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Terradimotoriedipiloti

IL MUSEO MORBIDELLI DI PESARO HA CHIUSO I BATTENTI!

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Purtroppo, come avrete potuto leggere soprattutto nelle riviste specializzate, il Museo Morbidelli è stato messo in liquidazione dalla omonima famiglia. Dopo anni di diatribe con il Comune di Pesaro non si è raggiunto un punto d'incontro e qualche giorno fa si sono presentati quattro TIR che hanno svuotato quasi completamente il Museo. Nessuno mette in dubbio la legittimità di questa operazione essendo la struttura privata, ma sicuramente lo storico fondatore Giancarlo Morbidelli non avrebbe permesso ciò. Giancarlo è vivente, ma gravemente ammalato di quella maledetta malattia che ti porta via la memoria e la coscienza. Negli anni settanta quest'uomo è stato capace di sfidare i colossi giapponesi con moto da GP artigianali e vincere complessivamente sette titoli mondiali, quattro con il marchio Morbidelli e tre con quello MBA (Morbidelli Benelli Armi). Nel frattempo la sua smodata passione per i motori gli ha permesso di comprare e restaurare moto provenienti da tutto il mondo, alcune sono esemplari unici di inestimabile valore. A questo punto qualcuno si chiederà cosa c'entra questo post con la Benelli. Semplice, Morbidelli possedeva numerosi esemplari di moto Benelli e Motobi, per esempio la 250 quattro cilindri bialbero con compressore volumetrico da competizione del 1939 che non ha mai gareggiato per via dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, unico esemplare al mondo! Diverse moto anteguerra bialbero, diverse Motobi da competizione e stradali, l'automobile in versione giardiniera (moderno pick up) progettata da Giuseppe Benelli in collaborazione con Pietro Beretta di Gardone Valtrompia talmente evoluta e rivoluzionaria per il 1948 tanto che spaventa la FIAT, che per mano di Vittorio Valletta, interverrà pesantemente nei confronti di Beretta (che era il finanziatore) per dissuaderlo dal proseguo del progetto. Dopo quell'avventura Giuseppe Benelli, toltosi dalla società che avviò con i fratelli per dedicarsi all'auto, tornerà a produrre moto fondando il mitico marchio Motobi che sarà il riferimento sportivo per oltre un decennio. Nel 1962 poi le due aziende, acerrime rivali fra loro, torneranno sotto lo stesso tetto facendo confluire i rispettivi modelli venduti con marchi Benelli o Motobi a seconda delle convenienze commerciali. Adesso stiamo a leccarci le ferite e a rimpallarci le responsabilità per quello che non sarebbe mai dovuto accadere, certamente anche Gianni Morbidelli (ex pilota Sauber e collaudatore Ferrari) ci ha messo del suo visto che ha pensato solo a far profitto dal lavoro del padre che ha fatto tutto ciò evidentemente per tramandare la sua passione alle generazioni future. Invidie, rivalità, sciatteria, individualismo, avidità, indifferenza, questi sono gli elementi che a mio avviso hanno portato ad un enorme danno d'immagine nei confronti di questo territorio che si vanta (fino a ieri a giusto titolo) di essere "terradipilotiedimotori". Il Comune in questo suo tentativo è stato lasciato solo ed è mancato un progetto organico, una sinergia con i privati che avrebbero avuto le risorse economiche, mi vengono in mente la Benelli QJ, un certo pilota vestito di giallo in quel di Tavullia che deve molto di più di quello che lui crede a questo territorio (papà Graziano inizierà la sua carriera con una Benelli), la Biesse Group secondo gruppo al mondo per macchine per la lavorazione del legno fondata da un ex tornitore della Benelli… Adesso si spera che qualche pezzo possa rientrare in possesso di qualche collezionista pesarese attraverso l'asta già iniziata on line, ma ormai il latte è stato versato e nulla e nessuno potrà rimediare a questo danno. Se una comunità non è in grado di difendere la propria storia e la propria cultura, mi chiedo come possa affrontare il futuro?! Purtroppo, e lo dico con il magone nel cuore, il nostro Paese è in (s)vendita e destinato ad un inesorabile declino iniziato ormai da decenni...

LEGENDA:

Foto 1: Giancarlo Morbidelli e la Benelli 4 cilindri 250 bialbero con compressore: unico esemplare al mondo

Foto 2: Giancarlo Morbidelli fra Lega (sx) e Eugenio Lazzarini, pesarese doc, tre volte campione del mondo e otto volte vice-campione del mondo (il suo compagno di squadra era un certo Angel Nieto)

Foto 3: Panoramica di una delle sale del museo.

Foto 4: Esemplare perfettamente restaurato di una Benelli bialbero anteguerra a cascata d'ingranaggi e albero a camme in testa

Foto 5: Benelli 900 "sei" degli anni settanta

Foto 6: Morbidelli otto cilindri "800" con 4 valvole per cilindro ed iniezione diretta progettata da Giancarlo Morbidelli

Foto 7: Panoramica della sala dedicata alle moto Morbidelli da GP e gli allori vinti

Foto 8: Giancarlo Morbidelli insieme all'unico esemplare al modo di ducati da competizione 125 quattro cilindri desmodromica progettata dall'Ing. Taglioni!

 

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Edited by Terradimotoriedipiloti
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Terradimotoriedipiloti

Pesaro, 8 agosto 2019 - La storia del museo Morbidelli rischia di diventare, a questo punto, un grosso e pericoloso problema con potenziali risvolti penali. Perché la Soprintendenza ha acceso i riflettori su questa vicenda che ha fatto il giro del mondo. Perché si ‘scopre’ che le moto sono come i dipinti e che quindi non possono attraversare i confini nazionali impunemente. «Sono in corso accertamenti»: queste le uniche parole che vengono pronunciate. Ma sono il chiaro segnale che lo Stato, attraverso vari organismi si è messo in... moto e vuole vederci chiaro su questo museo che ha preso il volo nei giorni scorsi alla volta dell’Inghilterra, dentro alcuni bilici. Per capire lo stato delle cose, è stato anche chiesto se il capannone-contenitore del museo potesse essere soggetto a vincolo. 

E’ stato risposto di no. Cosa dice la legge? Ecco i principi fondanti che sono alla base dell’apertura di questo ‘fascicolo’: tutte le moto, e vale anche per le auto, che hanno più di 75 anni dalla loro fabbricazione, per attraversare i confini nazionali devono avere il benestare dell’ufficio esportazioni. Insomma al confine nazionale ci si dovrebbe fermare e far valutare tutte le macchine che sono contenute all’interno dei camion. Questi permessi sono stati ottenuti? Gli atti sono stati fatti? Lo Stato ha dato parere favorevole? Tutti interrogativi che sono in piedi e che per il momento non hanno risposta. Non solo questo, perché può essere esercitato da parte dello Stato anche il diritto di prelazione su altre moto: e cioè gli esemplari unici come potrebbero essere le moto da corsa, al di là dell’anno di costruzione. E questa ‘barriera’ allarga il fronte del possibile intervento dello Stato. E per quello che riguarda il museo Morbidelli il problema non è da poco, al di là di quelle che possono essere le valutazioni che sono state date sul sito della casa d’aste ‘Bonhams’. 

Si ricava quindi, dalle notizie che stanno filtrando, che il ‘caso’ potrebbe essere non serio, ma serissimo: perché potrebbe emergere risvolti penali come quello dell’esportazioni di un bene ritenuto patrimonio dello stato italiano. L’unica cosa che non si capisce di questi accertamenti è come e da dove sono partiti. Questo perché sollecitazioni pare possano essere arrivate direttamente da Roma. Per altri invece una iniziativa dalla Soprintendenza di Ancona. Secondo alcuni sarebbero già stati attivati i carabinieri, ma l’Arma non conferma né smentisce. E’ possibile ora, se vengono ravvisati reati, che la vicenda Morbidelli possa finire sopra i tavoli della Procura della Repubblica.

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Marcux

Speriamo che il tutto volga a favore del museo e del territorio di Pesaro

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